Infermo, latente, cogito
un attimo, eterno, subito
un’ora, un millennio infinito,
un’altra cosa che non ho capito.
Passa lenta la foglia
trascinata dalla corrente
non è un attimo di doglia
è un eterno canto morente.
Luci spente, occhi accesi,
fulgidi liquori la mia nemesi.
Rendo aspre parole senza senso,
tasselli che compongono l’immenso,
e mentre agile scalo la montagna
mi accorgo che sto uscendo dalla fogna.
Ladra e puttana, la Vita,
che si vende per una gioia finita,
come un vecchio, schiavo del bicchiere,
che lecca il piscio per un po’ di liquore,
che passa le sue laconiche sere
cercando nel fuoco che brucia, tiepido languore.
come se fossi ubriaco




