Sentir pesanti le membra e voler dormire, di un sonno eterno,

lasciare quest'umida carcassa e gioire nel vuoto Averno:

cercando quel silenzio liquido che ti immerge l'orecchie in un tiepido bacio.


E vedi lo splendore che hai alle spalle cadere nella tenebra,

e ti senti galleggiare, a bell'agio, in mesta tranquillità, che nulla avviene


non c'è collera, non c'è amore, non c'è speme

e quel poco che c'è, tenerlo costa troppo dolore.

Che poi ti fermi a pensare e ti stupisci che amor è vita

come morte, principio e fine, gioia e tormento:

di ogni fragile cuore, il cemento.

Quant'è triste questa mia pericolante casa...



cemento
TheZeppo ¦ 15:56 ¦ martedì, 11 dicembre 2007 ¦ Permalink ¦ commenti [popup]