Tastando la copertina satinata
di questo ignoto libro, nulla ho
scoperto, se non le rive umide
di un desiderio a lungo sognato,
cercando di sfamarmi
D'un sogno d'agosto.
Ed ancora anelo l'abbraccio caldo
di quelle pagine indimenticabili,
abbandonandomi al deliquio
di un ricordo gentile.
Non sei nessuno, in mezzo alla folla che tace
l'unico modo per salire è mettersi in luce
ci sarà sempre qualcuno migliore
potrai continuare a scalare la rupe, lottare,
od abbandonarti alla pace, morire.
Chi vuole vivere deve prepararsi alla guerra
la Vita è violenza, sangue e lotta,
la Morte è l'unica via d'uscita
non arrenderti dietro ad un pugno, alla prima botta,
o tutto ti sfuggirà dalle mani, e la mietitrice verrà
per portarsi dietro il tuo ieri ed il tuo domani
Credi in Dio, in Allah o in chiunque ti dia pace
ma ricorda che noi ci si dimena nella pece
per uscirne o l'aiuto reciproco o la morte
per poi grazie ai cadaveri risalire.
Cos'è l'illusione di questo bacio?
Non mentiamoci di un amore inesistente,
piuttosto vorace consuma il mio pasto:
questa è solo una bugia impenitente
anch'io morderò la tua pelle, avido,
in quest'oscura vita di solo un istante.
Noi agnelli appesi alla vita per i genitali
ansimanti d'assaporare gli ultimi respiri,
allucinandoci d'esser vivi, scappare, gioire,
prima che l'ultima goccia di sangue,
sigilli le nostre aspettative vane,
e ricominci lo sferragliare del macellaio.
Senza memoria dell'abbandono a questa terra
appestandomi del fumoso deliquio, davanti
a nero cielo marino, amato. Scrutando l'universo,
suggellando il freddo salirmi da questa terra:
alla ricerca della stella che mi diede i natali,
la solamente tu mia unica amata è che vivi.
Io sono più di questo corpo putrescente
che tuttavia è la mia appendice più importante.
Il mio è un Iperuranio palpitante di vuoto.
Sono una supernova senescente, un buco nero.
A mia compagnia solo pochi sguardi serbati
dalla fumosa e sorda solitudine dei tempi.
Io, solo, sono tutto, come niente.
Forse è vero, mi nascondo per paura
la certezza dell’errore è cosa sicura
per triste che possa essere…
E' come calda brace in cui riposare
nella notte gelida. Bisogna fare attenzione
ad abbandonarsi a questo conforto:
un attimo in più e sei morto.
Il rischio non mi affascina, rimango al freddo
oppure mi butto senza pensarci un momento;
calcolare il passo, la distanza?
Mi ruzzolo ed ardo per l’impazienza.
Sentir pesanti le membra e voler dormire, di un sonno eterno,
lasciare quest'umida carcassa e gioire nel vuoto Averno:
cercando quel silenzio liquido che ti immerge l'orecchie in un tiepido bacio.
E vedi lo splendore che hai alle spalle cadere nella tenebra,
e ti senti galleggiare, a bell'agio, in mesta tranquillità, che nulla avviene
non c'è collera, non c'è amore, non c'è speme
e quel poco che c'è, tenerlo costa troppo dolore.
Che poi ti fermi a pensare e ti stupisci che amor è vita
come morte, principio e fine, gioia e tormento:
di ogni fragile cuore, il cemento.
Quant'è triste questa mia pericolante casa...
Nocciolina, nel guscio che ti sei scavata,
riposi assopita in un dormiveglia continuo,
a metà tra la vita ed un pauroso incubo.
Io conosco il freddo della bara,
mi seppellii una volta, freddo,
immobile nel mio respiro, cara,
spacca quel guscio ed esci al caldo
di quest’estate che sta per fiorire:
esci con me, non stare a morire.
Libertà è una parabola, essere liberi
è soltanto sentimento, emozione ed azione,
e mi spiace che tu ti sia chiusa in prigione.
Il corpo è solo un vuoto a perdere,
lascialo stare, preferisci la bellezza del tuo cuore…
Con gli occhi della morte in fondo al pozzo io crescevo
ma un fredda notte scorsi la pallida luce della Luna,
sconoscevo quel pallido languore caldo e tenero
ed appena me ne accorsi mi sentii più povero.
Voglio la Luna, voglio possederla!
Voglio la Luna tra le mani e piano carezzarla,
voglio un satellite che mi giri sempre intorno
che sia una presenza costante giorno per giorno.
Come la Luna che si specchia nella luce solare
anch’io vorrei uscire alla luce del giorno,
scoprire che per uno che va uno ne viene,
che ognuno combatte e spezza le sue catene...
Voglio un filtro che cambi la mia prospettiva di vista,
che la vita non è solo esperienze funeste,
che la mia vita può essere la migliore delle feste.
Ora Luna tu ti scaldi lassù, di fronte al Sole,
e come me chissà chi altro ti vuole,
così con le dita mi illudo d’essere capace
di stringerti forte, di abbracciarci assieme:
voglio la Luna, la voglio per sfamarmi,
voglio la Luna, la voglio per cambiarmi,
voglio la Luna, la voglio per illudermi.
La notte mi è intorno ed ho paura:
luce mi ha sedotto con la sua speranza impura.
Male, bene, tragedia non so cosa dire
se combattere nell’oscurità o tentare di fuggire...
Oscurità paurosa, buia e vera
rinchiuso dalla vita dietro ad una cerniera,
aspettando una luce effimera,
qualche istante per poi spegnersi,
ma la vita è più bastarda di quanto mai immaginato:
uccidendoti lentamente con l'inganno dei suoi compensi.
per non soccombere a questa realtà infame
non è certamente astuzia, manco d'esser audace
è solo cinica e gretta coscienza, tremenda fame,
di ciò che dovrebbe essere un cielo stellato autunnale.
Che vita è questa di umanità bambine?
Di bimbi violati? Di retoriche vuote?
Anch'io eroe di storie antiche e nobili
pronto a sollevar la mia spada contro il male:
uccidendo la realtà che mi scorre nelle vene.
Non so niente perché niente c'è da sapere,
nella vita si può credere o capire,
esiste solo ciò che vedi e ciò che senti,
esiste solo un’ombra nelle teste,
verità, la verità non esiste, verità sono
poche parole, messe in fila, ufficiali:
bugie, più letali della peste, omissioni
che ci fanno errare in un mare di cazzate.
Buoni o Cattivi? Nessuno dei due ti dico,
ognuno cerca solo il suo pezzo di verità.
Dimmi: che piacere c'è a contar le stelle
che sull'universo tuo di pelle candida e ghiotta
formano le costellazioni del mio desiderio?
Non mi rimetterò alle mani di questa coorte,
anche se meco solitudine men di morte non atterrisce,
me che so peggior forma di questo tremendo male
è quando ti ghermisce che sei uno tra tanti
ed il cuore non controlla un assordante rimbombare.
Non voglio arrendermi a questa pornocrazia
dove o grugnisci o sei un povero coglione,
dove le cose diventano umane e l'umanità giocattoli:
di plastica, di vetro, di porcellana, comunque vuoti.
Dimmi: che piacere c'è a baciare il tuo collo slanciato
ed affondarvi i miei caldi baci, assaggiarti e poi farti mia
se alla fine non avrò il tuo cuore palpitante?
Sorridi, amico mio, se ti colpisco
ti porto in dono il nuovo vivere pesto.
Il dolore è come fuoco!
Come dei bambini fare i pirati all’arrembaggio,
giocando, senza carpirne ruolo malvagio,
coscienti dell’immortalità supposta:
“fermo che sei morto”, “si ma ora basta!”;
con quell’irrequietezza, curiosità ed avventatezza
che ti costringe a non aver pazienza,
che tutto è divenire ed il mondo non è capace
di sopportare la tua frenesia feroce,
che il tempo è tanto e non è tanto veloce
e non riesce a raggiungerti, e non si dà pace,
che i colori sembrano potersi mai esaurire
ed infinite sembrano le cose da scoprire:
non c’è errore né sconfitta
che la vita è appena fatta.
Come bambini fare la guerra e fare la pace,
litigare furiosi e poi di nuovo cari amici,
senza verità supposte od altri discorsi a posteriori…
Come bambini colorare il mondo
fregandosene se è quadrato o tondo,
senza fregare nessuno, che è tutto di tutti,
è divertirsi insieme gareggiando a rutti.
Come bambini non conoscere l’amore,
senza averne saggiato la pena,
che sesso è una strana parola,
è un povero uccello che non vola,
che ognuno gioca al dottore con chi gli pare
che non c’è malizia da esibire.
Come bambini guardare tutto con estasi
ignorando i giudizi e le frasi,
che ancora non sai dell’uomo nero
e l’amico accanto è solo un po’ più scuro.
Come bambini essere attratti, curiosi,
anche dai luoghi più spaventosi,
che ancora nessuno l’errore ti ha insegnato,
che la coscienza non sa cos’è il peccato,
e così candidi e curiosi vivere il mondo.
Ho un cuore nomade, che vaga per il mondo,
alla ricerca di qualcosa, dell’ignoto,
un moto a volte placido, a volte frastornato,
Un frenetico guardare aquilesco
verso ciò che sta intorno, come sopra e sotto,
innamorandomi ad ogni sguardo
ma sempre di qualcosa di nuovo.
E così quand’è tempo di coglierne i frutti
sono già passato ad un’altra stagione…
E suonano ancora i campanelli
di un Amore non corrisposto
ed un candelabro risveglia
ricordi sopiti di allegra festa.
Non si ricordano le glorie dei vinti,
e non si ricordano le sconfitte dei grandi,
ma io sì, ho trovato la gloria e la tragedia,
la vittoria e la sconfitta: io ricorderò l’Amore,
platonico, di quei giorni, di quelle parole che
mi hanno colpito, tramortito, fustigato,
inebriato, ammansito, innamorato.
L’Amore è un unico filo conduttore
di mille amori che passa e congiunge,
sentimento mutevole, camaleontico,
ma che rimane sempre uguale a se stesso
forte ed onesto, triste e festoso.
Continuerò l'Amore, anche se la maschera della delusione
avrà scolpito le sue forme su questo sorriso
ebete e sognante: Ridicolo.
O almeno è così che sembra.
Quante pene, quanto dolore,
quanto odio in fondo al cuore
per questa strada in salita,
profumo che ci inebria e ci disseta
mentre il tempo ormai è già polvere.
Questo amore è la mia pace quieta,
una musica calma, pace beata,
ma non è altro che un’illusione:
tu non ci sei mai stata
e sono sempre più coglione.
Caduchi come foglie cadiamo adagio:
lasciando che la vita passi con agio
per spezzarci le coste e la schiena.
Voglio romperti le ossa e capire cosa sei.
Voglio conoscere la tua lingua,
ed i tuoi sapori farli miei.
Voglio capire in che senso gira il sangue,
assaporare la tua vita, che il mio stomaco langue.
Voglio capire perché vivi e perché muori.
Voglio fare delle mie gioie i tuoi dolori.
Voglio distruggere ciò che è stato creato
solo per poi costruire il mio reame fatato.
Le mie mani hanno voglia di toccarti,
ed in testa risuona il tuo profumo,
echi lontani di momenti felici,
tranquilli, di stordimenti, di sofferenze.
Estate reclusa la mia, sfortuna volle
che mi specchiassi nella tua lontananza,
durante la mia sofferenza,
ed ancora fremo per te.
É veramente qualcosa di assoluto,di eterno?
O è la passione di un attimo
che brucia, divampa e finisce,
come un fuoco fatuo, alla luce del sole?
Restiamo nell’oscurità,
non pensiamo al giorno che verrà, inesorabile,
rimaniamo nella quieta ombra,
nella notte rassicurante,
perché dopo quest’attimo
non ci resta più niente.
Solo una parola,“scemo”,
detta, mi ha spezzato il cuore,
mi ha fatto impazzire,
mi ha dato la speranza,
e mi ha fatto morire.
La Morte è l’amore finale,
l’amore che viene e non riesce a far male,
un tenero bacio “è ora di andare”,
un bacio di madre prima di andare a dormire,
un bacio tranquillo, senza lussuria, innocente,
un bacio d’affetto che ti prepara al niente,
un bacio che ci fa così tanta paura
perché ci atterrisce la sorte insicura.
Come me, che non ne son capace,
a molti l’ossessione del bacio non dà pace
che nessuno sa, prima di averlo provato,
com’è che un bacio vada dato,
in una estenuante ansiosa galera
si aspetta con tormentata atmosfera:
un bacio è amore, come La Morte
che verso un nuovo universo apre le porte.
Non c’è più nulla…
Settembre che arriva con aria gioiosa
passa pian piano e porta via ogni cosa
della gaia estate finita,
ciò che resta è la nostalgia della vita.
Come il caldo che continua ad assetare
il pensiero corre ancora a scrutare tra i flutti,
che resta una sensazione di mancanza
del ricordo chiamato estate.
Settembre è così, transizione,
caldo, languido, discreto, sornione,
che con la tranquillità di chi fa la cosa giusta
lento ruba l’estate senza sosta;
si torna alla vita di ogni giorno
che d’estate era solo più adorno:
basta stare come crotali al sole
è finito il tempo delle parole.
Settembre è come me, né l’uno né l’altro,
commistione di acerbo e maturo,
io che sono di Settembre, lo giuro,
capisco questa indefinita languidezza,
come lo scirocco che alla sera ti carezza,
ignoto, indefinito, caldo ed appagante,
che ti conforta in un momento angosciante.
Infermo, latente, cogito
un attimo, eterno, subito
un’ora, un millennio infinito,
un’altra cosa che non ho capito.
Passa lenta la foglia
trascinata dalla corrente
non è un attimo di doglia
è un eterno canto morente.
Luci spente, occhi accesi,
fulgidi liquori la mia nemesi.
Rendo aspre parole senza senso,
tasselli che compongono l’immenso,
e mentre agile scalo la montagna
mi accorgo che sto uscendo dalla fogna.
Ladra e puttana, la Vita,
che si vende per una gioia finita,
come un vecchio, schiavo del bicchiere,
che lecca il piscio per un po’ di liquore,
che passa le sue laconiche sere
cercando nel fuoco che brucia, tiepido languore.
Arrivata la sera, i sogni e le speranze
ottengono la leggerezza della roccia:
monumenti impassibili, feroci e fedeli
contemplano il tuo stupido abisso.
E tu le brami e ti senti sconsolato
e tu le contempli e ti senti esortato
che fuori ti aspettano, con denti brillanti. Ferme.
Domani ti stringerò e bacerò amorevolmente
i tuoi deliziosi omeri candidi, le clavicole.
Domani ballerò dei tuoi occhi felici
canzoni d'amore, d'intesa, di gioia.
Domani ti prenderò le mani, t'abbraccerò poi,
forte, per farmi sentire tuo, finché avrò respiro.
Domani sarò l'uomo felice che ora non so essere,
in compagnia tua, splendida fata della notte.
Domani purtroppo verrà il giorno
a trascinare con sé questi sogni d'amore.
Guardo riflessi su questo viso
miei solchi di ricordi delebili
con fantasiosa chirurgia artistica.
Perché cancellare quel sorriso
che dolce apparve quando ormai
la sofferenza era già passata?
Perché pensare che quella prima barba
sia solo un taglio e non ciò che resta
di una fanciullezza ormai persa?
Questo riflesso di carne è posto
a memoria di ciò che sono stato,
benevolo o malefico che sia,
a base di ciò che sarò.
Mondo ignoto che si apre
a questo REM d’occhi svegli
ogni giorno nuove cose, odori
di mandorli colorati come di necrosi
esposte a ricordo di ciò che oggi è solo dolore.
Ma non è forse vita, morire?
Felice.
E poi triste di pianto ed esplosioni.
Un ronzio celebrale che mi avvolge
come braccia di madre. Soffoco
in un amore cieco e sordo che sa troppo di nulla.
E so che le parole che penso sono inutili
ma trasbordano ragione e controllo.
Nuovamente Felice.
Fresco vento settembrino che con te
pari trasportare i miei tormenti
come evanescenti denti di leone,
sotto questo cocente sole.
Frescura che lenisci l'ardere della mia pelle
mentre fumo questa sigaretta
di fronte al mio mare vasto
che mi delizia gli occhi...
E mi sento appagato, stranamente,
senza senso, come il male
che di tanto in tanto mi opprime:
ed una volta finalmente pago
in questa mia terra di settembre.
L'istinto è quasi di fumarne un'altra...